La sezione raccoglie un nucleo di oggetti dinamici che si riferiscono all'uso di alcuni strumenti ottici impiegati nell'epoca del pre-cinema ed alle proiezioni con lanterne magiche ottenute con vetri da proiezione.
Il repertorio iconografico di riferimento - che prende avvio da una ricognizione sul fondo della Collezione Minici Zotti di Padova - oscilla tra fantasmagoria, tavola propedeutica e suggestioni bergmaniane e si articola in una serie di tavole rotanti dipinte ad olio su vetri ellittici sagomati. Ciascuna opera è predisposta per essere ribaltata lungo il proprio asse verticale od orizzontale.
La reversibilità è ribadita in ciascun oggetto attraverso un sistema meccanico che ne consente la fruizione, alternativamente,
di recto e di verso; le superfici di vetro, lievemente convesse e perfettamente trasparenti, inoltre, consentono di apprezzare la combinazione visiva di due immagini che risultano essere così simultanee.
Anche i vetri da proiezione ottocenteschi, la cui decorazione è oggi attribuita a maestri miniaturisti, risultavano quasi sempre montati su un piccolo telaio di forma circolare o ellittica e dipinti su entrambi i lati.
Questa pratica veniva perciò a collocarsi a metà strada tra l'ambito specifico della rappresentazione teatrale e quello delle arti propriamente pittoriche. Alcuni pittori e disegnatori utilizzarono, infatti, per la riproduzione dell'immagine quello che veniva descritto come specchio di Claude (riferito a Lorraine) consistente in un vetro convesso colorato capace di convogliare una veduta quadrangolare su una superficie ridotta.
Questo immaginario poetico ed emblematico è ricreato in questo itinerario per immagini che nell'istanza d'insieme si organizza come una camera ornitologica che procede per visioni alternate. |